Dall’algoritmo Panda al Penguin: come è cambiata la SEO nel 2012

La più grande incognita della SEO (Search Engine Optimization) è sempre stata l’algoritmo dei motori di ricerca, praticamente di Google.

Comprendere quali sono i fattori rilevanti per posizionare bene un sito web fra i risultati di Google non è una scienza esatta e richiede un continuo aggiornamento.

L’ultimo Update di Google è il Penguin. Google Penguin segue il Panda ed è l’aggiornamento dell’algoritmo di penalizzazione contro il webspam.

La sua caratteristica fondamentale? Ha portato una forte penalizzazione a chi si è mosso male con i link di ritorno al sito da indicizzare, piazzando link innaturali e “tossici” su pagine amiche, comment e forum spam.

Andiamo con ordine

Del web non molto tempo addietro si diceva che fosse inaffidabile e pericoloso, si diceva la stessa cosa dei libri nel 1600 tanto da essere proibiti alle donne.

Oggi il web è parte integrante delle nostre vite tanto che per le aziende essere in prima pagina nelle SERP di Google vuol dire visibilità, contatti e business.

Un posizionamento vantaggioso sui motori di ricerca permette di essere trovati da persone o aziende che sono proattive, cioè che stanno realmente cercando un prodotto o servizio ben definito sul web, interrogando i motori di ricerca.

Negli ultimi anni, Google ha apportato numerose modifiche agli algoritmi al fine di migliorare i risultati restituiti dalle ricerche utente. L’intento di BigG è quello di combattere lo spam, quindi fornire risultati qualitativamente migliori.

Perseguendo tale obiettivo, già nel 2011 Google ha lanciato l’aggiornamento Panda con lo scopo di penalizzare i siti di dubbia utilità o di spam.

Il Panda è ancora attivo e mira a penalizzare i siti di bassa qualità, cioè quei siti web che sono a basso valore aggiunto per gli internauti, in particolare le pagine web che propongono contenuti copiati da altri siti. Realmente sta influendo sul 15% del volume complessivo delle ricerche. Allo stesso tempo, Google Panda garantisce un miglior posizionamento ai siti di alta qualità caratterizzati da contenuti freschi, di informazione, ineccepibili da un punto di vista della sintassi e ben curati nella forma.

In definitiva, il Panda ha obbligato i web marketer a creare contenuti validi e di utilità per i visitatori per evitare di incappare in probabili penalizzazioni.

Oggi con il Penguin, Google si è spinto oltre indicando che per poter ottenere un buon piazzamento nelle SERP di BigG è anche necessario evitare un utilizzo eccessivo di alcune tecniche SEO. Le tecniche SEO, sostanzialmente, permettono di ottimizzare i siti al fine di renderli più appetibili a Google.

Principalmente il Google Penguin penalizza le pagine web che hanno un numero elevato di backlink da uno stesso sito web con il medesimo anchor text (il classico “clicca qui”).

Semplificando, è necessario identificare i link su altri siti web che portano al nostro.

Tanto più questi link risulteranno innaturali e di poco utilità per gli utenti tanto più si rischierà di essere penalizzati. Si parla dunque di unusual linking patterns, ovvero link contenuti all’interno di un testo che siano tematicamente sconnessi rispetto allo stesso.

In particolare, viene penalizzato l’utilizzo di strumenti online che realizzano automaticamente link al sito in vari siti web. Come indica Danny Sullivan in questo post: “Se sei stato colpito dal Penguin, se non vuoi essere colpito in futuro, o se vuoi lavorare seriamente con Google a lungo termine, è basilare comprendere che gli “easy link” saranno sempre vulnerabili. Non importa se hanno funzionato in passato. Non importa se sembrano ancora funzionare anche adesso. Non importa se pensi che siano un problema che Google non sta gestendo al meglio. Gli unici link che contano, quelli che ti permetteranno di vincere, sono gli “hard link”.

In definitiva, rischiano di generare penalizzazioni i link nel testo sempre sulla stessa keyword, i link multipli nel testo, i link sempre alla stessa pagine. E’ necessario evitare di segnalare il sito in directory “spammose” e, soprattutto, di creare campagne di link building concentrate in un periodo eccessivamente breve. Ancora, l’anchor text deve essere costituito dalle parole chiave o comunque da poche parole che ne rappresentino il contenuto. I link devono sembrare naturali, cioè perfettamente incorporati nel testo. Se ben realizzati i link non causano una penalizzazione da parte di Google.

In sostanza, Google accetta siti web utili ai lettori, con contenuti costantemente aggiornati, di qualità e da veicolare sui social network. Google non vede di buon occhio i siti web che hanno link non contestualizzati all’argomento della pagina. Google accetta chi crea contenuti per gli utenti e non per i motori di ricerca: quando sviluppiamo un contenuto dobbiamo partire dall’idea che sarà utilizzato da persone e non da macchine.

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