Intervista a Spreaker.com, piattaforma per creare e trasmettere il proprio podcast audio

Arrivano le #StartUpInterviste per far conoscere le nuove imprese ad alto tasso di innovazione tecnologica.

La prima #StartUpIntervista è rivolta a Tonia Maffeo, community manager di Spreaker.com, un social network per la creazione e condivisione di contenuti audio.

Spreaker è un servizio online che permette a chiunque di creare e trasmettere il proprio show che include effetti vocali, musica e suoni.

Spreaker.com è una splendida realtà molto apprezzata anche all’estero.

Ciao Tonia, di che cosa si occupa esattamente Spreaker.com ?

Spreaker è un servizio web che ti permette di creare e condividere dei contenuti audio in pochissimi secondi da web e da mobile e distribuirli sulla maggior parte dei social network avendo così da subito un ampio raggio di espansione. Basta infatti accedere al sito spreaker.com o scaricarsi l’app Spreaker Radio per iOS e Android, registarsi e da subito si possono creare podcast da condividere con chiunque senza nessuna restrizione. I contenuti posso essere di qualunque tipo, dallo sport all’informazione, alla musica, alla semplice condivisione di idee o di momenti. Un podcast può essere il risultato di tante cose: un saluto ad amici, un diario audio personale, ma anche uno strumento di reporting dal basso, utile soprattutto in quegli scenari lì dove l’informazione è veicolata e non del tutto oggettiva.

Come nasce Spreaker ?

Come molto spesso succede, l’idea è nata in una situazione informale tra vecchi amici che avevano già condiviso esperienze di lavoro. C’è stato un momento in cui guardando al mercato web ci si è chiesti quanto sarebbe stato bello poter dare voce alle persone (in diretta audio su Internet) in modo facile e magari gratuito. Da questa idea, si sono poi susseguite tante considerazioni sul mercato, sull’opportunità, sulla sempre maggiore crescita dell’audio in streaming grazie alla diffusione degli smartphone. Con qualche soldo da parte è partito lo sviluppo e la realizzazione del progetto che per il primo anno è stato praticamente finanziato dagli stessi forndatori, prima dell’arrivo dei fondi di investimento.

Quali sono i punto di forza della vostra startup?

Rispetto ad altre piattaforme che offrono un servizio simile, Spreaker dà a tutti la possibilità di andare in diretta da qualsiasi parte del mondo, da web e da mobile. L’occasione di andare in diretta è la marcia in più della nostra piattaforma che allo stesso tempo offre una serie di strumenti del socialweb grazie ai quali è possibile condividere facilmente l’esperienza personale su spreaker. La sede negli Stati Uniti poi è stata una tappa dovuta: dopo il primo round di finanziamento infatti, abbiamo sentito la necessità di muoverci verso un mercato mondiale e approdare negli Stati Uniti, dove il mercato dell’audio online e già molto avanti rispetto all’Europa, ci ha aiutato a migliorare la piattaforma e a perfezionarne alcune caratteristiche grazie soprattutto ai numerosi feedback degli utenti oltre oceano.

Qual è il vostro business model ?

Il modello di business si fonda su due parametri: il primo è quello che in gergo viene definito Freemium; la piattaforma infatti offre sia un servizio gratuito che un servizio a pagamento per quegli utenti che hanno intenzione di utilizzare lo strumento in maniera più professionale. Allo stesso tempo il business model prevede degli introiti provenienti dalla pubblicità, sia audio che video. Da poco abbiamo lanciato negli Stati Uniti un sistema di revenue sharing che dà agli utenti la possibilità di guadagnare dalla loro attività su Spreaker.

Quali sono i progetti futuri ?

Al momento per il futuro l’obiettivo è aumentare il numero degli utenti, siamo già verso il milione, ma non abbiamo intenzione di fermarci. Allo stesso tempo contiamo di poter portare termine un terzo round di finanziamento che possa aiutarci e supportarci nello sviluppo della piattaforma e nella crescita del team.

Qual è lo stato attuale delle startup in Italia ?

Spreaker nasce a Bologna, una città molto attiva dal punto di vista delle startup dove si respira un ambiente florido e un gran bel fermento. Credo che la stessa sensazione si avverta in tutta Italia, dove da nord a sud piano piano (con le dovute differenze) molte cose stanno cambiando. C’è da chiedersi se gli enti pubblici sono pronti ad una “rivoluzione” del genere, se esistono strutture sul territorio in grado di favorire ambienti di co-working e di condivisione della conoscenza. Ecco, la mia risposta in merito è negativa e credo che la strada da percorrere sia ancora molto lunga.

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