Il passaggio è generazionale: il web ha stravolto e rinnovato le modalità di scrittura.
Poche chiacchiere e argomenti accattivanti, ai lettori importa soprattutto quel che abbiamo da dire e vuole scoprirlo il prima possibile.
Una ricerca condotta da Akamai ha evidenziato che abbiamo 4 secondi per convincere il visitatore che è approdato sul sito giusto e che sta leggendo qualcosa di utile e interessante:
- 1” Lettura del titolo
- 2” Tempo di caricamento della pagina web
- 3” Sguardo d’insieme: font, dimensioni e suddivisione in paragrafi
- 4” Lettura dell’incipit dell’articolo, delle parole in grassetto e link
Conta molto ciò che abbiamo scritto nel titolo, il tempo di caricamento della pagina web, il contenuto delle prime due o tre righe, l’argomento trattato e l’utilizzo delle keyword opportune.
Il tempo necessario per aprire il sito è solo uno dei fattori dell’usabilità web, se la pagina web richiesta non si è aperta, la maggior parte dei visitatori chiude il sito e ne apre un altro; la scelta oggi è vastissima.
In aggiunta a tutto ciò è essenziale “Scrivere Responsabilmente” anche sui Social Network.
Il rischio è di finire alla gogna causa mancanza di professionalità e incompetenza.
E’ il caso di Groupalia e dei brand presenti sui social network, durante il terremoto che ha devastato l’Emila hanno cercato di sfruttare l’onda emotiva e gli hastag del momento su twitter per veicolare messaggi pubblicitari (qui l’approfondimento).
Come indica Rudy Bandiera sul suo blog:
Dobbiamo smettere di pensare che tutti, ma proprio tutti, possano fare i social media manager o usare i social in modo corretto e funzionale.
Usare i social, farlo per mestiere, è un lavoro duro per il quale ci vuole impegno, dedizione, tempo e passione.
Non è una cosa che possono fare tutti, come fare il matematico non è una cosa che possono fare tutti.
Usare i social è un mestiere, e come tale deve essere strutturato, adeguatamente pagato e fatto secondo delle regole e dei canoni di sensibilità comuni a tutti.
Basta sottovalutare i social media.
Gli errori capitano e se ne pagano le conseguenza, ma è bene prendere coscienza del fatto che Comunicare non è cosa da tutti.
In definitiva è necessario rispettare alcune regole tecniche tanto quanto è essenziale essere adeguatamente formati a veicolare informazioni nel rispetto altrui.
In pochi accorgimenti le chiavi del successo.
Grazie per la citazione Giovanni. Non è tollerabile che in Italia un mestiere che mette in comunicazione un’azienda con migliaia di persone, o un personaggio pubblico con il suo stesso pubblico, venga considerato “roba da ragazzini”. E’ come se la pubblicità “tradizionale” la facessero fare ai bimbi delle medie perchè non è impattante.
Assurdo….
Hai ragione Rudy.
Come dicevo nel post “il passaggio è generazionale”… guai a chi non comprende l’importanza dello strumento, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Groupalia Docet!
Ad ogni modo a me hanno insegnato che la comunicazione in caso di crisi va gestita e non provocata…
Lancio la mia provocazione:
Groupalia e Company avranno compreso l’utilità di affidare la comunicazione sui social a professionisti?