Net Economy, Start Up e il contributo di Tu Comunica

Come accrescere il prodotto interno lordo (PIL), come generare posti di lavoro e come frenare l’avanzare incedere della crisi?

Domande complesse e di difficile soluzione soprattutto in questo periodo in cui si sente parlare di spred, di cura Monti e di binomio economico catastrofico Grecia-Spagna e Grecia-Italia. Ma tra i crolli di piazza affari e nelle pieghe delle impennate dello spread c’è un settore in crescita, un settore forte, i cui dati sono positivi: è la Net Economy che trova nelle Start Up il suo braccio più creativo.

La Net Economy è il settore in cui operano le aziende che elaborano prodotti e servizi legati alle tecnologie delle comunicazioni e dell’informazione (ICT), e tutte le imprese che di questi servizi e prodotti si avvalgono.

La Net Economy è ormai chiaro che favorisce la crescita del PIL di un paese.

A tal proposito, un’analisi significativa svolta dal Dag (Digital Advisory Group) mostra interessanti stime sull’impatto dell’economia digitale. Dag è un’associazione italiana il cui scopo è quello di contribuire allo sviluppo dell’economia digitale. Composta da oltre 30 organizzazioni, università, aziende private e pubbliche, Dag ha evidenziato come in Italia l’economia digitale è un’industria dal valore di 30 miliardi di euro, con una crescita annua del 10% e in Italia incide per il 2% sul prodotto interno lordo.

Tale crescita investe le aziende che impiegano almeno il 5% dei propri dipendenti a mansioni correlate all’information technology: softwarehouses, produttori e sviluppatori di hardware, start up e agenzie web da un lato; dall’altro lato qualsiasi azienda che abbia sposato la tecnologia di rete, che pratichi il commercio elettronico o abbia un sito web, che si sia riorganizzata (dalla gestione delle risorse umane fino alla logistica) adottando le nuove tecnologie della comunicazione.

Non solo, l’impatto dell’economia digitale sul mercato del lavoro ha generato 700mila posti di lavoro in Italia negli ultimi 15 anni.

Nonostante i ritardi che caratterizzano il bel paese una nuova primavera tecnologica è in atto.

Chiaro esempio è l’universo delle start up che cresce anche in Italia. Seppur in ritardo rispetto ai paesi più industralizzati anche in Italia si sta avvertendo un’accelerazione improvvisa e verticale.

Basti pensare ai i ventottenni Andrea Vaccari e Alberto Tretti che sono riusciti ad entrare nelle “grazie” di Facebook, convincendo la società di Mark Zuckerberg a rilevare la loro start up Glancee; il pugliese Vito Lomele è riuscito a convincere DMGT, il gruppo editoriale che controlla il secondo quotidiano inglese per numero di copie, ad acquistare la sua creatura Jobrapido per 30 milioni di euro.

Tutti gli startupper italiani oggi guardano a Glancee e Jobrapido come esempi da imitare, nonostante le difficoltà che le startup incontrano poichè mancano le reti sociali di supporto, manca l’”ambiente” costruttivo che facilità innovazione, creatività e sinergie.

In un mercato come quello attuale, la capacità di una start up di emergere dall’oceano delle proposte alternative è legata a diversi fattori, tra cui la visibilità.

Per questa ragione da settembre anche Tu Comunica offrirà il suo contributo intervistando gli startupper che inseguono il sogno di emergere.

Il nostro supporto mira ad accrescere il network di contatti e l’esposizione mediatica.

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